antonello venditti: i miei esordi alla sapienza

Roma-Antonello Venditti, nel corso della sua lezione alla Sapienza, oltre a parlare del tema della comunicazione ha ripercorso la sua carriera artistica, raccontando degli esordi e delle amicizie professionali avute nel corso degli anni. La guerra è fatta di uomini, di sangue, di sofferenza -dice Venditti- la realtà non è un videogioco, con Lara Croft che combatte, vince o perde. La verità è che ci sono esseri umani, con i loro drammi e la comunicazione deve tener conto di questo. Venditti insiste sul desiderio profondo di unire alla comunicazione tecnologica anche i sentimenti, il sentirsi vicini a situazioni difficili presenti nel mondo. Come rendere questo senso di umanità sopra la notizia? Quante volte abbiamo avuto assassini condannati già prima dalla notizia. Venditti comincia a cantare vecchi successi accompagnato dal coro degli studenti. Canta Le cose della vita;Bomba non Bomba; Compagno di scuola Poi si lascia trascinare dai ricordi. Pensa a vecchi amici con cui ha condiviso molti dei suoi anni sia come artista che come uomo. Ricorda Rino Gaetanouna persona meravigliosa, una persona del Sud” le sue canzoni (“Gianna” ripresa dagli Articolo 31), le gite in macchina con De Gregori percorrendo quella strada dove Gaetano un giorno all'alba incontrò la morte. E ancora Ivan Graziani che era un grande chitarrista e che scriveva bellissime canzoni. Ricorda la tournè ‘76-‘77 quando Graziani gli faceva da chitarrista e contemporaneamente lavorava con Lucio Battisti. Infatti sia Venditti che Battisti si trovarono per un periodo a dividere lo studio ad Anzano e e il chitarrista appunto Ivan Graziani. Racconta anche un’aneddoto. Graziani e il problema parcheggio. Tutte le volte che dovendo suonare con Venditti e venire a Roma era costretto a lasciare la macchina al parcheggio dell’aereoporto pagando un sacco di soldi allora ci si veniva incontro spostandosi a turno tra Roma ed Anzano. Venditti ricorda anche il sassofonista di “Elio e le Storie Tese”, come anche Fabrizio De Andrè, la cui amicizia all’inizio un po’ difficile si è poi nel tempo rafforzata profondamente. Antonello, i concerti e gli anni del movimento studentesco.“La cosa più importante è il vostro comunicare”-dice Venditti pensando al periodo negli anni settanta, quando cantare canzoni insieme a chi cantava sul palco ai concerti era una “eresia”. L’atmosfera era intima ma estremamente solitaria: una frattura tra il palco e il pubblico che partecipava “razionalmente” ma senza essere coinvolto emotivamente. Venditti ricorda le manifestazioni di grosso richiamo come le feste popolari, le feste dell’Unità, Lotta continua e la musica era uno strumento fondamentale per chi doveva mandare messaggi politici. “Erano anni di politica attiva per i giovani di sinistra e di destra-continua- e c’era un disegno politico preciso che si chiamava P2”. Negli anni del movimento studentesco, il primo atto era occupare l’Aula magna e l’affresco di Sironi (da sfondo in Aula Magna) era invisibile.” Sironi, uno dei più grandi personaggi che la storia dell’arte possieda e che possediamo anche noi-riconosce Venditti-è stato accumunato al regime fascista ma io penso che l’arte venga leggermente prima o voli sopra la politica. Non è militanza o demagogia, non ero meno comunista se vedevo Sironi -dice Venditti- . Incontrarsi non vuol dire aderire alle idee degli altri ma è l’incontro di due persone o due attività politiche che la pensano diversamente e che si confrontano per la religione, per la storia o per altri valori fondamentali”. Venditti crede che non bisogna aver paura del futuro. La speranza per ognuno di noi è non essere passivi nei confronti delle cose che avvengono, ma di essere protagonisti, anche se a volte ci si può sentire soli come una barchetta in mezzo al mare Ognuno di noi infatti ha delle reazioni diverse agli eventi quotidiani e mondiali e la comunicazione dovrebbe tenerne conto come deve tener conto anche delle libertà individuali .Il discorso sulla comunicazione si sposta sulla libertà che tanti poeti hanno cantato e per cui tante persone si sono immolate e combattuto oggi ci dobbiamo chiedere cosa vuol dire essere liberi naturalmente con tanta serenità.Venditti canta “Stella” dedicandola al giudice Falcone ma soprattutto alle scorte, eroi spesso nell’ombra. Poi canta ancora “Peppino” canzone carica di emozione. Antonello Venditti si commuove molto forse pensando al padre e ai suoi amici di sempre. L’applauso è calorosissimo. Venditti ritorna alla fine a parlare di Internet sostenendo l’importanza di rendere popolare un mezzo così importante proprio per avvicinare i giovani studenti che non hanno le possibilità economiche o un papà pronto a pagare. Sono quasi le ore 16.000 e Venditti saluta i navigatori che hanno seguito l’evento su Internet, ma anche tutti i suoi fans dell’aula magna con le mitiche “Ci vorrebbe un amico” e “Ricordati di me”. Cantiamo tutti, stanchi delle tante ore trascorse in sua compagnia…A presto Antonello !Maricetta Agati Per la prima parte dell'intervista clicca quiCopyright RAM Multimedia srl 2017-2018. Riproduzione riservata.