casa: affitto o acquisto?

Per gli studenti fuorisede trovare alloggio è un problema fondamentale: vi presentiamo una possibilità particolare….

Le università sono tappezzate di annunci di affitti di camere che attraggono i fuorisede che hanno il problema di trovarsi un alloggio possibilmente a prezzi accettabili. Incredibilmente, secondo la nostra inchiesta può risultare più economico acquistare un immobile che affittarlo. Si diventa grandi e si fanno delle scelte. Cosa studiare? Dove farlo? E poi come risolvere il problema dell’alloggio per gli anni del corso di laurea?

Del resto l’università è oggi accessibile alla maggioranza dei ragazzi italiani. La riforma in atto, che ha trasformato gli attuali programmi di laurea di 4/5 anni in corsi brevi triennali ai quali aggiungere due di Master e, ma solo per i più fanatici, il Dottorato di Ricerca di altri tre anni (in inglese Phd), è una realtà certa. Questa offerta sempre più diversificata soddisferà una domanda ora più che mai bisognosa di formazione ‘alta’ e qualificata per inserirsi nel mondo del lavoro, il che, tra l’altro è uno degli obiettivi prioritari delle politiche comunitarie.

Se poi aggiungiamo i corsi di formazione professionale che le aziende richiedono o le altre possibilità di formazione post-lauream (Scuole di Specializzazione, stages e tirocini, ecc.) il percorso formativo di un italiano del 2000 si può dilatare fino a 7 / 10 anni. Che fare dunque per trovare una soluzione abitativa per il giovane di belle speranze che si deve trasferire in una città universitaria e passare là alcuni anni (importanti) della propria vita? Accettare l’offerta di locazione che si può trovare nei quartieri universitari, fare richiesta per alloggiare in uno studentato universitario o ancora fare un investimento immobiliare?

Pro e contro
Il primo caso,l’offerta di stanze o appartamenti in zone prossime all’università, è solitamente minore rispetto al volume della domanda. Ciò significa che chi offre stanze o appartamenti ‘fa il mercato’, determinando prezzi e condizioni alle quali la domanda deve sottostare. Il prezzo di alloggi, per questa fascia particolare del mercato (nicchia), è superiore a quanto normalmente richiesto in altre zone della stessa città, anche del 15 / 20 per cento.

Inoltre la qualità degli immobili è sempre bassa, dato che i conduttori solitamente hanno voglia di divertirsi (quando non sono presi dallo studio) e non di curarsi di mobili o strutture non loro. E i proprietari lo sanno e ne tengono conto. Non a caso l’indagine effettuata da Scenari Immobiliari su di un campione di studenti universitari mostra come si sente la necessità di un alloggio pulito. La privacy è al quarto posto, ciò indica che la maggior parte degli studenti condivide l’appartamento, soluzione all’inizio divertente, ma che alla lunga comporta sacrifici.

Gli studentati, sia quelli ‘d’eccellenza’, cioè la cui iscrizione si basa su di una valutazione del profitto scolastico, che quelli di tipo libero o cooperativo, hanno il vantaggio di offrire alcuni servizi comuni che favoriscono la socializzazione e l’impegno negli studi, a fronte di costi più elevati. La gestione degli spazi (comuni e non) è di solito buona e la presenza di mense o refettori riduce i costi di vitto. Per gli studenti che hanno più difficoltà ad ‘inserirsi’ nel mondo accademico questa è una buona soluzione (budget dei parenti permettendo).

La terza possibilità, l’acquisto di un alloggio in zona universitaria, è per alcuni aspetti la più vantaggiosa. In primo luogo l’alloggio può essere scelto e ristrutturato sulle esigenze dello studente, senza dover fare i conti con elettrodomestici fatiscenti o impianti elettrici approssimativi. In secondo luogo, con un intelligente gestione dell’investimento, si rischia non solo di non perdere una lira, ma di guadagnare con la locazione, anche a fronte di una rivendita dell’alloggio allo stesso prezzo. Oggi infatti esistono agenzie di cooperative studentesche che fanno da tramite tra i proprietari di alloggi e gli studenti in affitto gestendo, come amministratori, la riscossione dei canoni, le piccole riparazioni l’individuazione dei conduttori, ecc. Rendendo semplice questa soluzione anche a chi non vuole o non può gestire direttamente i contatti con gli affittuari o la gestione delle strutture.

Un’ipotesi prudenziale, mostra come si presentano i costi medi per le diverse soluzioni alla fine dei sei anni di università (ipotizzando master e un anno fuori corso, oggi la norma). L’unica soluzione che permette un effettivo risparmio è proprio quella dell’investimento nel mattone. L’alloggio preso ad esempio, di 129.000 € ai quali si aggiungono 5160 € di ristrutturazione al primo anno, è di 50 / 60 mq e comporta delle spese condominiali di 415 € annui. Alla fine del sesto anno il figlio, ormai laureato, si trasferisce liberando l’alloggio che più essere riaffittato tramite agenzia, previa ulteriore ristrutturazione (2600 € di tinteggiatura e piccole riparazioni). L’investimento produce reddito a partire dal nono anno (se si vendesse in quel momento), e tutti gli anni successivi producono un rendimento netto sul capitale. L’affitto che può essere percepito per un alloggio di tali dimensioni è almeno di 4130 € annue, al netto delle spese, ospitando due inquilini, ciascuno con la propria stanza.

Questa è forse la soluzione migliore, disponendo del capitale necessario, tantopiù che non si è considerata (ipotesi prudenziale) la rivalutazione dell’immobile che invece è probabile in zone universitarie, specie in un momento di transizione, come oggi sta avvenendo, del sistema universitario italiano.

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