la vita studentesca in galles

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Continuando il nosto viaggio per le università europee vi presentiamo la vita studentesca in Galles.

”Things could be marvellous/ Gall bethau fod yn fendigedig – Votate Zoe”. È tempo di campagna elettorale qui all’università di Cardiff, Galles. La cosa che più mi stupisce è la differenza abissale con le analoghe consultazioni negli atenei italiani. La biondissima Zoe, che si presenta come candidata agli Affari finanziari, è sostenuta dalla società di canottaggio e pare particolarmente agguerrita. Nel suo slogan elettorale, rigorosamente tradotto in gallese e preso a prestito da una nota pubblicità, si lascia andare a promesse che definiremmo populiste. Pur senza rinunciare a un sorriso che stordirebbe qualsiasi ragazzo nato sotto le Alpi, tiene particolarmente a far sì che le spillette che sponsorizzano la sua elezione siano il più visibili possibile. Me ne appiccica una sulla giacca sciogliendomi come neve al sole.

Come ogni anno vengono rinnovate le rappresentanze degli studenti. Non si tratta però di una semplice attività “politica” ma di giovani che, se eletti, lavoreranno a tempo pieno e per un anno a strettissimo contatto e con le medesime responsabilità del personale universitario vero e proprio in qualità di “rappresentanti sabbatici”. In altre parole persone che decidono di allungare di un anno la propria carriera universitaria per lavorare nell’università nell’interesse degli studenti. Presidente, segretario generale, rappresentante per servizi e questioni finanziarie, rappresentante per le pari opportunità e il benessere, rappresentante per le manifestazioni e le pubbliche relazioni, rappresentante per le questioni accademiche, presidente dell’unione sportiva che coordina le decine di società sportive e infine, ultimo ma molto importante, il posto di direttore del settimanale dell’università.

Ventisette candidati per otto posti e due giorni per votare. A parte le elezioni sabbatiche la spina dorsale delle organizzazioni studentesche è rappresentata dalle società sportive e culturali. Esistono anche le società di ispirazione politica, tuttavia sono una minoranza e anche in queste il dialogo viene prima di tutto. La maggior parte delle società, dicevo, sono di tipo sportivo. Se da un lato gli studenti britannici prendono estremamente sul serio l’attività fisica, con in genere quattro allenamenti settimanali, dall’altro è curioso notare come sentano altrettanto le riunioni per così dire sociali, che in chiave gallese significano fiumi di birra da bere in compagnia al pub per poi spostarsi in una qualche discoteca rigorosamente vestiti con la divisa sociale. È paradossale notare come certi giovani sbevazzoni tengano a certe formalità pur tendendo a ridursi, a fine serata, in uno stato più vicino al gorilla che all’essere umano. Insomma, se fai parte della squadra di calcio e venerdì sera non esci con la cravatta, la cosa non è proprio gradita, anche se poi dopo qualche ora questi simpatici elegantoni non saranno magari più in grado di rincasare con le proprie gambe.

Con una simile prospettiva, direte voi, teniamoci ben strette le nostre associazioni studentesche, politicizzate quanto volete ma almeno strumento per molti di “elevazione” piuttosto che di “degrado”. Il modo di divertirsi e la struttura di queste società nell’università del Regno Unito saranno forse opinabili, tuttavia non c’è dubbio che per la maggior parte degli studenti queste ultime rappresentino un modo per farsi veri amici e sentirsi integralmente parte dell’università, visto che in molte occasioni hanno la responsabilità di rappresentarla.
Un punto importante accomuna tuttavia le elezioni universitarie in Italia e in Gran Bretagna: la scarsa affluenza dei votanti. Lo scorso anno si sono espressi solo duemilacinquecento studenti su circa quindicimila. Non siamo lontani dalla bassa media italiana.

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Redazione Universinet Magazine
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