sestetto d’archi dei filarmonici di berlino



Ritorna lo storico ensemble tedesco composto da Bernhard Hartog e Rüdiger Liebermann al violino, Danuta Waskiewicz e Walter Küssner alla viola, Martin Loehr e Ansgar Schneider al violoncello. Domenica 30 gennaio ore 17.30 – Aula Magna dell'Università La Sapienza

Sestetto d’Archi dei Filarmonici di Berlino

Ritorna lo storico ensemble tedesco composto da Bernhard Hartog e Rüdiger Liebermann al violino, Danuta Waskiewicz e Walter Küssner alla viola, Martin Loehr e Ansgar Schneider al violoncello

Formato da componenti della prestigiosa orchestra tedesca dei Berliner Philharmoniker, il Sestetto dei Filarmonici di Berlino torna a Roma Domenica 30 gennaio ore 17,30 per la IUC con un programma costituito da due Sestetti di due compositori coetanei, Brahms e Borodin, vissuti però in ambienti completamente diversi: l’uno tedesco, l’altro russo (Borodin: Sestetto per archi in re minore; Brahms: Sestetto in sol maggiore op. 36). Tra le due composizioni è inserito il Quintetto in si bem. magg. op. 87 di Felix Mendelsshon, musicista anch’esso gravitante, come Brahms, in area tedesca (entrambi sono originari di Amburgo), ma appartenente alla generazione precedente.



Il Sestetto è composto da Bernhard Hartog (violino, eccellente solista e docente alla Berliner Hochschule der Künster), Rüdiger Liebermann (dal 1980 primo violino dei Filarmonici, nonché allievo e assistente di Saschko Gawrilov), Danuta Waskiewicz, (viola, dal 1999 membro dei Filarmonici di Berlino), Walter Küssner (viola, docente all’Università di Berlino, suona  con i Filarmonici dal 1988), Martin Loehr (violoncello, proveniente dalla prestigiosa Juilliard School of Music, pluripremiato per la musica da camera come membro del “Trio Jean Paul”, dal 1996 solista dell’Orchestra); Ansgar Schneider (violoncello, membro fondatore del Stuttgarter Barockensemble).

 

Il Sestetto op.36 di Johannes Brahms (1833-1897), sua seconda e ultima composizione in questo genere musicale, è abbozzato durante l’estate del 1684, serenamente trascorsa a Baden-Baden, città immersa in uno splendido paesaggio silvestre; venne poi completato nell’inverno seguente a Vienna, in un periodo in cui il musicista si esibisce raramente e conduce vita ritirata. Si tratta di una composizione strettamente legata al ricordo di una donna, Agatha von Siebold, amore già lontano nel tempo ma non ancora dimenticato, il cui nome si ritrova in un tema musicale del primo movimento, costruito sulla note musicali la- sol- la- si- sol, tradotte in notazione tedesca con le lettere A- G- A- (T)- H- E. Questo Sestetto si compone di quattro movimenti, un “Allegro ma non troppo” che evoca un’atmosfera agreste e pastorale, uno “Scherzo” che è tale solo nella forma ma non per il carattere, un “Poco Adagio”, che in realtà può essere considerato un tema con variazioni, e un “Finale” in cui il ritmo è l’elemento su cui si basa tutto il movimento.

Aleksandr Porfir’evič Borodin (1833-1887), membro dello storico “Gruppo dei Cinque”, oltre ad essere un raffinato compositore era anche un affermato professore di chimica. Il Sestetto per archi in re minore venne composto tra il 1680 e il 1681 quando egli si trovava ad Heidelberg, dove probabilmente condivideva un appartamento con il grande scienziato Dmitri Mendelev. Questa composizione per archi, nella quale è evidente l’influenza della musica tedesca (e di Mendelsshon in particolare) purtroppo è pervenuta in forma non completa. Rimangono infatti solo due movimenti: un “Allegro” in Re minore ove è possibile individuare i principi della forma sonata, all’interno della quale spicca però un tema “estraneo” - affidato al violoncello - che testimonia il particolare interesse del musicista per il folklore russo. Nel secondo movimento, “Andante” in Mi minore, dalla forma più libera, si distingue un tema principale che ricompare più volte trasposto e variato.

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847) compose il Quintetto in Si bemolle maggiore op.87 a Francoforte nell’estate del 1845, due anni prima della sua morte. Si tratta di una composizione in quattro movimenti pervasa da un intenso lirismo e da un’attenta fusione timbrica, evidenti soprattutto nel terzo movimento, “Adagio e lento”, il cui tema d’apertura sembra ispirarsi al terzo movimento del Quartetto op.59 n.1 di Beethoven, “Adagio molto e mesto”.

Biglietti: euro 20,00 - euro 15,00

 

Martedì 1 febbraio 2005 ore 20,30 - Aula Magna dell'Università La Sapienza

Omaggio a tre Maestri dell'Avanguardia: Berio, Boulez, Stockhausen

Al clarinetto Gareth Davis, Live electronics e regia del suono Alvise Vidolin

 

Martedi 1 febbraio ore 20,30, la IUC dedica un affettuoso omaggio a tre autori che hanno cambiato il modo di ascoltare la musica. In concomitanza con gli 80 anni di Pierre Boulez, il clarinettista Gareth Davis e Alvise Vidolin, uno dei maggiori esperti di live electronics, presenteranno in Aula Magna  alcune composizioni del musicista francese insieme a quelle di Luciano Berio e Karlheinz Stockhausen. I tre compositori ebbero intensi rapporti di amicizia fin da giovanissimi ed è questo che ha determinato la scelta delle musiche in programma; Berio stesso, tra l'altro, avrebbe compiuto gli 80 anni nel 2005, e a lui è dedicato il pezzo di Boulez Dialogue de L'ombre Double (Boulez lo scrisse in occasione del 60° compleanno di Berio nel 1985). In programma, oltre il brano già citato che concluderà il concerto, Domaines (1968) di Pierre Boulez, Lied (1983) e Sequenza 9c (clarinetto basso - 1980 rev. Parisi 1998) di Luciano Berio, In Freundschaft (1977)e Solo (1965/66) di Stockhausen.

Gareth Davis ha studiato con Antony Pay e Roger Heaton a Londra e successivamente con Harry Sparnaay ad Amsterdam. Su invito del violoncellista Alain Meunier, Davis ha frequentato i corsi dell'Accademia Chigiana di Siena tenuti da Yuri Bashmet, Katia Labeque, Mario Brunello e Luciano Berio. Dal suo debutto, avvenuto a 18 anni alla prestigiosa Wigmore Hall di Londra, Gareth Davis ha suonato in tutta Europa, Nell'America del Nord e in Asia, in ensemble cameristici e come solista con direttori quali Riccardo Chailly, Simon Rattle, Diego Masson, Gregory Rose e Roger Norrington.

Alvise Vidolin nasce a Padova il 13 luglio 1949 dove compie studi scientifici e musicali. È docente di Musica Elettronica presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Collabora dal 1974 con il Centro di Sonologia Computazionale (C.S.C.) dell'Università di Padova partecipando alla sua fondazione, svolgendo attività didattica al corso di Sistemi di Elaborazione per la Musica della Facoltà di Ingegneria e di ricerca nel campo della composizione assistita dall'elaboratore, ed è tutt'ora membro del direttivo.Co-fondatore nel 1981 della Associazione di Informatica Musicale Italiana (AIMI) ne ha assunto la presidenza nel triennio 1988-1990 ed è tutt'ora membro del direttivo. Dal 1977 ha collaborato in varie occasioni con la Biennale di Venezia soprattutto in veste di responsabile del Laboratorio permanente per l'Informatica Musicale della Biennale (LIMB) realizzando importanti manifestazioni fra cui la International Computer Music Conference 1982 e la mostra storica Nuova Atlantide: il continente della musica elettronica 1900-1986. Dal 1990 collabora con la Sezione di Musica Contemporanea della Civica Scuola di Milano con corsi e seminari sulla musica elettronica e informatica. Dal 1992 al 1998 ha collaborato con il Centro Tempo Reale di Firenze come responsabile della produzione musicale. È inoltre membro del comitato scientifico del GATM (Gruppo di Analisi e Teoria Musicale) e del comitato scientifico dell'Archivio Luigi Nono.
Ha curato la realizzazione elettronica e la regia del suono di molte opere musicali collaborando con diversi compositori fra cui Claudio Ambrosini, Giorgio Battistelli, Luciano Berio, Aldo Clementi, Wolfango Dalla Vecchia, Franco Donatoni, Adriano Guarnieri, Luigi Nono, Salvatore Sciarrino, curandone l'esecuzione in teatri e festival internazionali.
Ha pubblicato lavori di carattere scientifico e divulgativo, e tenuto numerose conferenze sui rapporti fra musica e tecnologia. Svolge inoltre attività di ricerca studiando le potenzialità compositive ed esecutive offerte dai mezzi informatici in tempo reale e dai sistemi multimediali.

Biglietti: euro 18,00 - 13,00

 

 




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