grande mostra sulla magna grecia



“Magna Graecia. Archeologia di un sapere”è la mostra che si terrà a Catanzaro, nel Complesso Monumentale di San Giovanni, dal 19 giugno al 30 ottobre 2005. La mostra è promossa dall’Università Magna Graecia di Catanzaro.. La mostra è promossa dall’Università Magna Graecia di Catanzaro con il sostegno della Regione Calabria; è a cura di Salvatore Settis con il coordinamento scientifico di Maria Cecilia Parra ed è realizzata secondo il progetto scientifico della Scuola Normale Superiore di Pisa, in collaborazione con Electa.

 Attraverso un percorso tra materiali di straordinario valore storico-artistico e documentario, la mostra è un viaggio nella storia della civiltà greca d’Occidente e nel passato prossimo della sua riscoperta dall’età illuminista in poi: un viaggio che, partendo dalla cultura greca, permette di ricostruire le origini del sapere di oggi.

 
“Magna Graecia. Archeologia di un sapere”è un evento di richiamo nazionale e internazionale, che, supportato dal contributo di tutte le Soprintendenze archeologiche dell’Italia meridionale, nella terra dove sono nate alcune tra le scuole artistiche più importanti del mondo greco e dove la scuola di Pitagora ha concepito il numero e ha individuato le relazioni aritmetico-geometriche insite nella natura, contribuisce a individuare le ragioni profonde della cultura e del pensiero scientifico contemporaneo.

 
Non a caso, dunque, la mostra è stata voluta dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, dove, nel nuovissimo Campus di Germaneto, in un territorio denso di testimonianze storiche e culturali, la ricerca oggi si muove sul livello dell’eccellenza nel settore delle nanotecnologie e della bioinformatica applicate alla oncologia, grazie al lavoro di alcuni tra i più grandi esperti nel panorama internazionale.

 
Il progetto, nato sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero della Pubblica  Istruzione, è un'importante testimonianza della felice e inedita collaborazione stabilitasi tra l’Università di Catanzaro, la Regione Calabria, la Direzione Regionale ai Beni Culturali, la Soprintendenza Archeologica della Calabria e il Comune di Catanzaro.

 
Più di 800 repertiesposti, tra i quali vasi, statuette in terracotta, rare sculture in marmo, utensili, oreficeria, corredi funerari, iscrizioni, libri antichi, incisioni e quadri provenienti dai principali musei archeologici dell'Italia meridionale e d’Europa, testimonieranno le tappe fondamentali nei ritrovamenti e negli studi che ci hanno permesso di conoscere la civiltà della Magna Grecia, dal rinvenimento delle tavole bronzee di Eraclea fino ad oggi. E proprio la ricostruzione della storia della ricerca archeologica costituiscono il nuovo elemento metodologico dell’esposizione, che pur si sviluppa lungo un ordine cronologico delle sezioni - l'inizio della storia, i fondatori, la Magna Grecia oggi - sulla traccia della storia della ricerca delle rovine del Mezzogiorno d’Italia, per cui si deve molto agli archeologi Paolo Orsi, Quintino Quagliati e Umberto Zanotti Bianco.

 

Si tratta dunque di un viaggio che si riallaccia costantemente al presente in quanto evoluzione di un passato denso di sapere. Questo è il senso dei molteplici ‘richiami’ in mostra a scoperte contemporanee, tra cui molte inedite, quali il materiale miceneo di Rocavecchia in Puglia, una novità assoluta, e i corredi arcaici provenienti dalla Necropoli di San Montano (Ischia), tutti appositamente restaurati per la mostra di Catanzaro.

 Per l'occasione torna per la prima volta in Calabria, dove forse è stato realizzato nel 470 a.C. circa, il meraviglioso Trono Ludovisi conservato a Roma a Palazzo Altemps. Tra gli altri prestiti di grande fascino va citata la grande e conturbante Testa marmorea di Apollo Aleo, ritrovata a Cirò e oggi conservata nel museo di Reggio, e, sempre dalla Calabria, la laminetta orfica di Hipponion, la moderna Vibo Valentia, materiali dal santuario di Hera Lacinia a Crotone e dagli scavi di Caulonia. Dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli provengono, tra l’altro, le tavole bronzee di Eraclea e il corredo dal famoso Ipogeo del Vaso di Dario a Canosa.

Dal Museo di Paestum, una metopa dell'Heraion del Sele, grandi decorazioni in arenaria del fregio del tempio dedicato a Hera; dal Museo Nazionale di Reggio Calabria cinque pinakes locresi dal santuario di Persefone alla Mannella, tavolette in terracotta, ex-voto poveri che venivano appesi alle pareti del tempio e rappresentavano riti e cerimonie sacre con la dea come protagonista.

Inoltre, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata darà in prestito, oltre ai materiali micenei dallo scavo di Termitito, molti altri reperti di epoca storica, anche inediti, come i corredi di tombe, di Baragiano, di Policoro e di Alianello.

 


 





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