UniversiNet.it - Sonia Rossi studentessa italiana e prostituta in germania. Va a ruba in germanaia Fucking Berlin (Ullstein Verlag) il suo volume. Sembra Uma Thurman in Pulp Fiction: frangia nera, occhiali grandi da diva. Invece lei si fa chiamare Sonia Rossi,è — dice — nata «in una minuscola isola italiana», ha 25 anni e a Berlino è arrivata per studiare matematica all'università.
Il titolo completo del libro è «Fucking Berlin (Ullstein Verlag)» di Sonia Rossi studentessa e prostituta part-time.
Il Papà gestisce un hotel, la mamma bibliotecaria, a Berlino Sonia si rende conto che «col lavoro da cameriera non poteva mantenere una certa qualità della vita».
All’inizio non conosceva nessuno, riporta la stampa tedesca, e per sbarcare il lunario cominciò a lavorare come cameriera nei ristoranti della città, con l’obiettivo di iscriversi alla facoltà matematica dell’Università Humbolt.
Ma i soldi guadagnati ai tavoli erano sufficienti a malapena a pagare l’affitto e Sonia non era abituata a fare sacrifici.
A casa, dai genitori, non era mai mancato niente, racconta al tabloid tedesco BZ.
Quindi, studentessa durante il giorno e prostituta part-time di notte: una vita che è durata tre anni, il tempo di concludere gli studi.
Il titolo delle sue memorie è alquanto eloquente: ‘Fucking Berlin’ (Fottendo Berlino), edito da Ullstein (265 pagine, 8,95 euro).
“Odiavo essere perennemente al verde, spiega al quotidiano tedesco, da bambina non mi mancava niente, non sono abituata a risparmiare”.
La via della prostituzione, presa in modo del tutto autonomo, sottolinea, è arrivata prima attraverso un lavoro come spogliarellista online e poi come massaggiatrice in un centro di estetica della capitale. In Germania la prostituzione è legale se le donne lavorano senza sfruttatori, pagando le tasse e versando l’Iva.
Sonia, lavorava in un bordello della capitale e nel libro ricorda tra l’altro che le sue colleghe erano soprattutto giovani mamme single, che al mattino lasciavano i figli all’asilo nido per prostituirsi durante il giorno.
“Alcuni bordelli offrono esclusivamente i servizi di studentesse”, spiega Marion Detlefs, del sindacato delle prostitute di Berlino, al quotidiano Berliner Kurier.
Nella capitale, secondo le stime, fino a 8.000 signore si dedicano al mestiere più antico del mondo, con un fatturato annuo di circa 300 milioni di euro.
E dall’inizio di quest’anno un nuovo regolamento ha reso obbligatoria anche la cassetta di pronto soccorso, oltre a sapone e preservativi, tra i requisiti necessari per ogni abitazione adibita a bordello.
Oggi Sonia ha un figlio di due anni e se dovesse tornare indietro rifarebbe esattamente la stessa cosa: “Questo è un lavoro molto lucrativo per qualsiasi donna capace di superare le proprie inibizioni”, spiega al Berliner Kurier.
A volte si guadagnava 30 euro a notte, a volte 200, e in tre anni di lavoro le storie da raccontare non mancano. Come quella volta in cui un padre di famiglia, mentre la moglie parcheggiava l’auto in strada, è salito nell’appartamento-bordello per una “sveltina” da 30 euro.
Oppure, quando un pensionato che di tanto in tanto visitava il bordello - ma solo per “palpare” con un sottofondo di musica jazz e un bicchiere di vino rosso - fu colpito da un infarto.
In quell’occasione, ricorda Sonia, un intero gruppo di squillo fece i turni per fargli compagnia in ospedale.
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