Non ci sono distinzioni. Si é reporter, si va lì per raccontare, naturalmente ognuno dalla sua parte ed io ricordo la paura di Al Arabia proprio nei confronti delle truppe americane: perché certamente loro rappresentavano qualcosa di diverso dalla Verità occidentale.
Proprio questo vorrei sottolineare, che in fondo é l’argomento più difficile ma, per chi vuole fare questo mestiere, é l’argomento più importante: vorrei sottolineare le difficoltà - soprattutto in quest’ultima fase, ma, insomma, anche quando ero bambino, nelle guerre passate - di cercare le fonti e quindi la verità.
Non vorrei sconvolgervi ma la verità assoluta non esiste: esistono i fatti, ma non la Verità. Io ricordo dopo molti anni come esempio di quello che dico un episodio avvenuto in Croazia, a Carlovatz.
Si cercava di trasformare quella che ovviamente - come tutte - era una guerra spinta da motivi economici (Belgrado non poteva accettare di perdere la ricchissima Croazia e la ricchissima Dalmazia) in una guerra santa. Venivano buttati giù ogni giorno i campanili delle chiese cattoliche croate. E noi per giorni abbiamo enfatizzato a quello che era un obiettivo non certo nobile dei Serbi.
Poi un giorno appunto a Carlovatz, un vecchio mi fece notare una cosa: che sotto il campanile della chiesa c’era della dinamite.
Erano gli stessi Croati a buttare giù i campanili, per dare la colpa ai Serbi!
Quindi qual é il problema? Il fatto esisteva - il fatto é che il campanile é crollato. La Verità, invece, é un po’ più complicata da recepire. Io credo che la Verità non esista e che l’unico modo per un giornale serio di rappresentarla, di avvicinarvisi almeno, sia quello di mostrarne le due facce. In quel periodo al TG1 eravamo io e Remondino, per due anni praticamente fissi uno a Zagabria e l‘altro a Belgrado: quindi, rappresentando le due facce forse si riusciva ad offrire al telespettatore quegli elementi per arrivare ad un equilibrio della notizia.
Potrei raccontarvi - non per bravura ma per anzianità - moltissimi episodi di questo tipo...
NB: questo é solo un abstract dell'intervento di Pino Scaccia...
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