E questo poi dà la possibilità di avere una visione di insieme di quest’altra battaglia, che non é più quella sul terreno di guerra ma é una battaglia su un altro campo, il nodo mediatico. E’ la battaglia mediatica: per capire questo - ed é importante - prima ancora di parlare della capacità singola del giornalista di raccontare, tralasciandola, vedendo solo gli eserciti mediatici schierati in campo si può avere una foto d’insieme che può essere utile: adesso vi elenco gli “eserciti” in campo per la II guerra in Iraq.
Avevamo la news-corporation di Murdoch, che significa la Fox news ma non solo: gli studi della Twentieth Century, e poi Sky News Italia e Sky News inghilterra, il New York Post ed il Sun inglese. Poi, sempre in questo grande schieramento di società dell’informazione, avevamo la General Electrics, che significa la rete televisiva NBC e la Microsoft-NBC online; poi la Viacom che significa la rete televisiva CBS, ma anche MTV e gli studi della Paramount e i diritti esclusivi della pubblicità sui treni, sulle metropolitane, sui cartelloni, sui chioschi della città di Los Angeles, di New York, di Chicago, San Francisco, Atlanta e di altre ottantuno città americane. Poi abbiamo la AOL Time Warner, che significa la CNN, l’ACDO che é uno dei più grandi distributori di segnali televisivi via cavo e gli studi della Warner Time Life; ed infine la Disney che significa la rete televisiva ABC. Poi abbiamo la Reuter e la Associated Press.
Era assente da questo schieramento di grandi gruppi informativi la confederazione delle televisioni europee, l’EBU, che aveva pensato che i giornalisti sarebbero stati sequestrati da Saddam una volta scoppiata la guerra e aveva deciso di non essere presente a Baghdad. Aveva aperto un punto di riversamento a Bassora, però in campo inglese - in un campo militare inglese; da questo luogo non era permesso ai membri dell’EBU che sono i giornalisti tedeschi e quelli francesi, di poter riversare i propri pezzi.
Questo é il campo di battaglia da una parte; dall’altra parte avevamo Al Jazeera, Al Arabia e la tv egiziana.
E’ chiaro a tutti che la battaglia mediatica era già persa in partenza, al di là della capacità di raccontare dei giornalisti, della loro correttezza e della loro efficacia. La guerra é stata chiusa con una cerimonia mediatica che é stata quella dell’abbattimento della statua di Saddam ed é stata definitivamente dichiarata chiusa da Bush con un’altra cerimonia mediatica, sulla portaerei della marina militare americana.
In realtà, la guerra é continuata lo vediamo tutti i giorni. Ma questo é proprio il punto: chi decide la vittoria o la sconfitta in una guerra? L’informazione, la capacità di segnalare o meno la pericolosità di quello che sta succedendo ed il livello di questa pericolosità. Guardiamo quello che sta succedendo in Afghanistan: in Afghanistan si dice che la guerra non c’é più, anche se la situazione continua ad essere pericolosa - ma il livello non é particolarmente alto. Chi determina questo? L’informazione che questi grandi gruppi editoriali trasmettono nella rete, nel sistema informativo mondiale. E questo è il punto principale, secondo me.
Capito questo si può quindi riconoscere che ci sono degli straordinari personaggi, grandi inviati che poco o nulla hanno a che vedere con la propria redazione e riescono comunque a dare le informazioni, riescono comunque a farci percepire spesso tra le righe, non ufficialmente, non dichiaratamente, non apertamente quello che in realtà sta avvenendo. E più queste persone fanno sul campo questo tipo di attività, più si guadagnanosul campo il diritto alla credibilità, che é una merce rarissima che non si compera al mercato ma si crea sul campo.
Sono anche convinto che questa grandissima, forte concentrazione dei mezzi di informazione - pensate che nel 1996 erano 50 le società che controllavano il 99% dell’informazione degli Stati Uniti e oggi sono cinque, quelle cinque che ho letto prima - vada di pari passo con un altro fenomeno che é invece la diffusione di mezzi e strumenti sempre più accessibili a chi vuole fare il giornalista e che sempre di più porterà a bypassare questi nodi di controllo. Diversamlente non farei più questo mestiere.
NB: questo é soltanto un abstract dell'intervento di Maurizio Torrealta...
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