Per un freelance é molto difficile, perché la guerra costa, quindi cerco di fare tutto quello che fanno gli inviati, però lo devo fare a spese mie. Così i tre quarti della missione che svolgo all’estero servono a recuperare i soldi che io spendo. Il viaggio, l’albergo, il traduttore, la macchina, il satellite, le telefonate, il giubbotto antiproiettile il mangiare: ogni articolo che io scrivo, ogni collegamento televisivo, serve a spuntare qualcosa da questa lista.
Dopo qualche tempo, quando ho recuperato tutto allora comincio veramente a guadagnare e allora posso fare il giornalismo come mi piace farlo: per la maggior parte del tempo mi sento una mercenaria.
L’esperienza per me più significativa é stata quella di Haiti perché é andata veramente bene.
Io stavo per partire per Teheran, dove c’erano le elezioni - io mi occupo spesso, quasi esclusivamente, di Medio Oriente, anche se sono stata diverse volte in Afghanistan che é uno dei miei posti preferiti.
Però una mattina navigavo in Internet - i freelance passano la maggior parte del tempo in Internet a cercare storie, notizie, contatti - e ho letto un pezzetto che parlava di Haiti. E mi sono detta che a Teheran stavano andando tutti - quindi avrei dovuto sicuramente lavorare con i soliti giornali con l’ausilio di un inviato, che avrebbero sicuramente mandato perché questa era forse la storia più grossa del momento dopo l’Iraq, l’Afghanistan e Israele che sono le tre storie principali di solito.
Sapevo che ad Haiti c’era il Corriere della Sera e che questo mi avrebbe dato la rilevanza giornalistica: nel senso che se io sono lì ed escono anche pezzi sul Corriere della Sera, sicuramente qualcun altro mi vuole.
Quindi ho preso e nel giro di un giorno sono partita; sono arrivata a Port-au-Prince e ho avuto fortuna, perché avrebbero potuto trascorrere mesi, invece nel giro di tre settimane Aristide se n’é andato e quindi c’é stato il colpo di stato, sono arrivati i ribelli ed io mi sono ritrovata a lavorare per otto testate...
NB: questo é soltanto un abstract dell'intervento di Barbara Schiavulli...
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