studiare in galles: la vita universitaria a cardiff



Vi presentiamo uno spaccato della vita univeritaria in Galles...con le gioie e i dolori esistenti...

Quale può essere un consiglio da dare ai presidenti dell'ADISU per autofinanziarsi e migliorare i servizi? Quello di aprire un Pub studentesco...Puo sembrare paradossale, ma all'università di Cardiff, dove mi trovo per svolgere attività di ricerca per la tesi, la Student's Union, l'equivalente del nostro Adisu, offre servizi di ottima qualità e si autofinanzia per il settanta percento vendendo birra e partite di biliardo nel frequentatissimo pub locale.

Pensate che per la fine dell'anno accademico organizzano una festa da ballo in un grande parco con tanto di castello sullo sfondo. I biglietti costano 45 euro, in più, chi non lo possiede già, deve affittarsi uno smoking e un papillon nero. Nonostante la spesa ragguardevole, la serata ha un successo tale che iniziano a vendere i biglietti in questi freddi giorni di gennaio e stanno andando via come il pane. Certamente non tutti possono permettersi di parteciparvi tuttavia a guadagnarci è l'intera comunità di studenti che disporrà anche di questa fonte di entrate.

Il servizio bibliotecario nell'università di Cardiff è addirittura degno di un film di fantascienza per chi è abituato ai nostri standard. Biblioteche sterminate aperte sette giorni su sette ad orari incredibili, prestito libri totalmente automatizzato tramite lettore della propria tessera personale, servizio fotocopie interno con la tessera appena citata che si trasforma in una specie di Bancomat per la carta, personal computer a disposizione di tutti senza attese particolari ma sopratutto un patrimonio bibliografico di alto livello interamente sotto i vostri occhi grazie alla struttura a scaffali aperti.

Pensate un po' l'umore di un collega che approfittò delle vacanze di Natale per consultare alcuni testi all'università di Pavia. Al momento di chiederli in prestito, gli è stato detto che non erano disponibili, ma saputo il motivo ha anticipato il rientro a Cardiff: “È rotto il montacarichi e noi per contratto non possiamo fare le scale coi libri” disse il bibliotecario.

“Every day when I wake up I thank the Lord I'm Welsh” cantano i Catatonia nella loro celebre canzone “International Velvet”. L'orgoglio della propria cultura nazionale è cosa buona e giusta, purché non ecceda in nazionalismo ideologico e intollerante. Ad ogni modo qui nell'università più importante del dominio del principe Carlo, il tema della cultura gallese, spesso in opposizione a quella inglese, non è argomento di secondo piano o da trattare con superficialità. Pensate che ogni singolo cartello all'interno delle mura universitarie, dal “Vietato fumare” agli annunci economici che gli studenti piazzano abitualmente nelle bacheche, deve essere ed è obbligatoriamente scritto sia in inglese che in gallese (y Gymraeg per essere precisi). Si tratta di una lingua, si badi bene, parlata da poche centinaia di migliaia di persone su una popolazione totale vicina ai tre milioni, di origine celtica e tutt'altro che di facile apprendimento.

L'università stessa, con la sua politica bilingue, contribuisce in modo rilevante a mantenere in vita una lingua altrimenti destinata a sicura estinzione. Il problema è che molti studenti inglesi si trasferiscono a Cardiff per frequentare una delle università più note del Regno Unito senza la consapevolezza di trovarsi in un'altra nazione. Non in un altro Stato, ma il concetto di “country”, questo sì è del tutto riconosciuto anche da coloro che ancora si divertono a descrivere i gallesi come personaggi rozzi che passano più tempo nelle valli con le loro pecore che con i loro figli.

Al contrario i gallesi sono davvero molto simpatici e la loro capitale è per certi aspetti molto più divertente di Londra dove alle undici di sera scatta il coprifuoco e se vuoi entrare in qualche locale aperto fino a tardi devi impietosire umilmente qualche buttafuori rischiando di aspettare al freddo e all'acqua per ore. Il problema c’é ed é serio, perchè l'area economicamente egemone è, per i nazionalisti gallesi, quella opposta, in secondo luogo perchè le rivendicazioni autonomiste provengono da una regione del tutto omogenea sia per popolazione che per lingua e questo ha fatto sì che in questi ultimi anni sia nata l'Assemblea Gallese, espressione di un decentramento politico attuato dalla Gran Bretagna.

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