Corea del Sud, il mercato che premia chi si prepara

Conversazione con Ferdinando Gueli, Direttore ICE-ITA Seoul

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Seoul 2022, dopo una giornata passata tra pitch di startup e tavole rotonde al ComeUP, che è un po’ il SXSW coreano ma con molta più serietà nei numeri e molta meno ironia nei badge. Ferdinando Gueli, Direttore dell’ufficio ICE-ITA di Seoul, aveva aspettato che si svuotasse la sala prima di sedersi a parlare. Non perché avesse poco tempo, ma perché certi discorsi funzionano meglio senza pubblico.

Quella conversazione mi è rimasta in testa. Ho passato l’ultimo anno e mezzo tra Tokyo, Milano e Roma a lavorare su progetti legati all’intelligenza artificiale applicata alla sostenibilità, allo space farming, alla comunicazione scientifica. In Giappone, all’Innovation Leaders Summit, ho visto cosa significa un ecosistema che investe davvero in deep tech. In Italia ho lavorato con istituzioni come Tecnoborsa sulla governance dell’AI nel settore immobiliare. E ogni volta che tornavo a ragionare sull’Asia, la Corea del Sud restava lì, come un riferimento inevitabile. Così ho ripreso in mano quelle note, le ho confrontate con quello che è successo nel frattempo, e ne ho ricavato questo pezzo. Non è un’intervista formale. È più un tentativo di restituire quello che Gueli mi aveva spiegato in modo che potesse essere utile a qualcuno che si avvicina a quel mercato senza conoscerlo.

Il punto di partenza, mi aveva detto, è smettere di pensare alla Corea del Sud come a un mercato lontano che assomiglia al Giappone. Non è così. La Corea ha una sua logica precisa, un consumatore completamente diverso, e una velocità di adozione dell’innovazione che non ha paragoni in Asia. Quello che oggi è tendenza a Seoul, tra sei mesi è mainstream da qualche altra parte del mondo. Non è un’esagerazione: è una caratteristica strutturale del Paese.

L’economia coreana ha chiuso il 2025 con esportazioni sopra i 700 miliardi di dollari per la prima volta nella storia, e l’FMI prevede una crescita dell’1,9% per il 2026. Non sono numeri che fanno titolo, ma sono numeri che dicono qualcosa di importante sulla solidità di un sistema produttivo che ha attraversato crisi politiche serie, inclusa la vicenda della legge marziale dichiarata e poi revocata dal presidente Yoon nel dicembre 2024, senza che l’economia perdesse la testa. La separazione tra turbolenza politica e sistema economico, in Corea, è più robusta di quanto si pensi guardando i titoli dei giornali.

Per l’Italia, la relazione con la Corea è già rilevante, anche se spesso sottovalutata. Nel 2024 l’interscambio bilaterale ha raggiunto circa 11,4 miliardi di euro, con 6,2 miliardi di export italiano. Il fatto meno noto è che la Corea del Sud è il primo mercato asiatico per valore dell’export italiano pro capite, davanti a Cina e Giappone. Questo vuol dire che il prodotto italiano, quando arriva in Corea con la strategia giusta, trova un consumatore disposto a riconoscerne il valore.

Moda, lusso, arredo, agroalimentare: questi settori hanno una storia. Ma quello che a Gueli interessava di più, quando ne parlavamo, erano i settori meno ovvi. La meccanica di precisione, le tecnologie per la sostenibilità, l’agricoltura controllata, l’automazione industriale. Settori in cui le competenze italiane sono solide e il mercato coreano è genuinamente affamato di partner europei. E poi, inevitabilmente, l’AI e i semiconduttori: nel gennaio 2026, Italia e Corea hanno firmato un Memorandum d’intesa specifico su chip e intelligenza artificiale. Non è un atto simbolico. È il riconoscimento che la cooperazione tecnologica tra i due Paesi sta diventando parte di una strategia più ampia.

L’AI, a dire il vero, era già al centro della conversazione quando lavoravo a Seoul. Incontravo aziende che usavano sistemi predittivi per la logistica, per la personalizzazione del retail, per la gestione energetica degli edifici. In molti casi erano soluzioni sviluppate internamente, senza grandi proclami. La Corea del Sud non ha bisogno di parlare di intelligenza artificiale: la usa, la incorpora, la vende. Questo la rende un mercato interessante e un partner naturale per chi, come stanno facendo alcune realtà italiane, cerca di costruire qualcosa di concreto in questo campo.

Un aspetto che Gueli sottolineava con una certa insistenza riguardava le certificazioni. Non in tono burocratico, ma come avvertimento pratico. In Corea esistono standard precisi per quasi tutto: la certificazione KC per l’elettronica, le procedure MFDS per l’agroalimentare, le regole specifiche per cosmetici, integratori, dispositivi medici. Non sono barriere insormontabili, ma ignorarle all’inizio del percorso significa ritrovarsi bloccati nel momento peggiore, cioè quando si è già trovato un distributore e si è già firmato qualcosa. Le aziende italiane che entrano bene nel mercato coreano, mi aveva spiegato, sono quelle che fanno questo lavoro di preparazione normativa prima di arrivare, non dopo.

La struttura amministrativa coreana è digitale ed efficiente, ma è quasi interamente in coreano. Non è un dettaglio trascurabile. Lavorare con un consulente locale, o appoggiarsi all’ufficio ICE fin dalle prime fasi, non è una scelta conservativa: è semplicemente il modo più veloce per non perdere mesi in incomprensioni evitabili. L’ho verificato direttamente cercando di muovere prodotti di urban farming in quel mercato nel 2022 e 2023. La filiera coreana funziona, ma ha le sue porte, e non tutte sono ovvie.

Sul tema degli incentivi agli investimenti stranieri vale la pena essere chiari: alcune agevolazioni fiscali che esistevano fino a qualche anno fa sono state modificate o abolite da diverso tempo. Chiunque stia ragionando su un ingresso strutturato nel mercato coreano dovrebbe verificare con KOTRA o Invest Korea la situazione attuale, senza dare per scontato che quello che ha letto in un report di tre anni fa sia ancora valido. Le Free Economic Zones di Incheon, Busan-Jinhae e Gwangyang offrono ancora condizioni favorevoli, ma il quadro si è evoluto e vale la pena leggerlo con occhi freschi.

Poi c’è il capitolo spazio, che in Corea si è aperto ufficialmente nel 2024 con la nascita della KASA, la Korea AeroSpace Administration. È una vicenda che a chi lavora nell’ecosistema dell’innovazione tecnologica fa alzare le antenne, perché la Corea non si è data obiettivi modesti: missione lunare entro il 2032, progetto verso Marte entro il 2045. L’industria spaziale coreana ha già soggetti consolidati, come KARI e KAI, e sta cercando partner europei con competenze in sistemi satellite, propulsione, materiali. Le aziende italiane del settore, da Leonardo alla filiera delle PMI specializzate, hanno qualcosa da offrire in questa direzione.

Alla fine, quello che mi porto dietro da quella conversazione con Gueli, e da tutto quello che ho visto e fatto in quel mercato, è una cosa sola: la Corea del Sud premia chi si presenta con i compiti fatti. Non è un mercato ostile agli stranieri, è un mercato che non ha tempo da perdere con chi non sa cosa sta facendo. Questo vale per le startup che si presentano al ComeUP, per le PMI che cercano un distributore, per i ricercatori che vogliono costruire una collaborazione universitaria. La soglia di ingresso non è altissima, ma è reale.

Per le aziende italiane che vogliono muoversi seriamente, il punto di partenza è l’ufficio ICE di Seoul. Non perché sia l’unico canale, ma perché in un mercato dove la reputazione precede ogni trattativa, arrivare con una presentazione istituzionale riconoscibile fa differenza. Gueli lo sa, e lo ha costruito negli anni. In Corea, come in Giappone, come in ogni mercato asiatico maturo, la relazione viene prima della transazione. Sempre.

Fonti: ICE-Agenzia / ITA Seoul · SACE Scheda Paese Corea del Sud · Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale · KOTRA / Invest Korea · KASA – Korea AeroSpace Administration · IMF World Economic Outlook 2026 · Reuters

Renato Reggiani
Renato Reggiani
Nato a Roma, sono un consulente, giornalista scientifico e ricercatore . Esperto di AI e appassionato di sostenibilità. Ho lavorato e studiato a Dubai, Tokyo e Seoul e Milano, e mi sono formato a Rotterdam con il programma Erasmus. Ho collaborato con vari media italiani e internazionali. La mia missione è cambiare il mondo, un articolo alla volta. __ Born in Rome, I am a scientific journalist, researcher, and consultant. Expert in AI and passionate about sustainability. I have worked and studied in Dubai, Tokyo, and Seoul, and trained in Rotterdam through the Erasmus program. I have collaborated with various Italian and international media. My mission is to change the world, one article at a time. __ 로마에서 태어난 저는 과학 저널리스트이자 연구자, 컨설턴트입니다. AI 전문가로 지속 가능성에 대한 열정을 가지고 있습니다. 두바이, 도쿄, 서울에서 일하고 공부했으며, 에라스무스 프로그램을 통해 로테르담에서 교육을 받았습니다. 다양한 이탈리아 및 국제 미디어와 협력했습니다. 저의 사명은 세상을 한 편의 기사로 바꾸는 것입니다. __ ローマ出身で、科学ジャーナリスト、研究者、そしてコンサルタントです。AIの専門家であり、持続可能性に情熱を注いでいます。ドバイ、東京、ソウルで仕事をし、学び、エラスムスプログラムを通じてロッテルダムで訓練を受けました。様々なイタリアおよび国際メディアとの共同作業を行っています。私の使命は、一つの記事で世界を変えることです。

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