Magnifica Humanitas: la Chiesa e l’intelligenza artificiale

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ROMA – Papa Leone XIV ha presentato personalmente la sua prima enciclica — fatto senza precedenti nella storia pontificia — dal titolo Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Una data, un gesto, un titolo: tre coordinate che da sole raccontano molto di questo pontificato e del momento storico in cui ci troviamo.

Robert Francis Prevost è laureato in scienze matematiche alla Villanova University di Filadelfia, oltre che in teologia e diritto canonico. È il primo pontefice con una preparazione scientifica di alto livello, il primo americano a sedersi sulla cattedra di Pietro, il primo agostiniano. Quando l’8 maggio 2025 si affacciò dal balcone di San Pietro e annunciò il suo nome — Leone XIV — chi segue il mondo della tecnologia capì immediatamente il segnale. Scegliere Leone non era un atto casuale: era dichiarare che la seconda grande rivoluzione industriale, quella digitale, meritava la stessa risposta morale e sociale che Leone XIII aveva dato alla prima con la Rerum Novarum del 1891. Quella scelta di nome, in fondo, era già l’enciclica di oggi.

Non è un caso che il documento porti la data del 15 maggio 2026, esatto 135° anniversario di quella Rerum Novarum. Allora si temeva che la macchina a vapore schiacciasse l’operaio. Oggi si teme che l’algoritmo schiacchi la persona. Leone XIV nel corso del suo primo anno di pontificato è tornato sull’argomento almeno una cinquantina di volte — citando algoritmi che “premiano emozioni rapide e penalizzano espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprensione e riflessione”, invitando i fedeli alla CEI a non limitarsi a discutere dell’intelligenza artificiale ma a esserne protagonisti. E costruendo, mattone dopo mattone, il contesto che porta a oggi.

Magnifica Humanitas — “Magnifica Umanità” — non è un titolo difensivo. Non è il grido d’allarme di chi ha paura della macchina. È quasi una sfida: di fronte a tutto quello che l’intelligenza artificiale può fare, la grandezza dell’umano non si riduce, anzi si misura. Il documento affronta i temi concreti: l’impatto dell’IA sul lavoro, le disuguaglianze sociali che gli algoritmi rischiano di amplificare, il potere crescente delle piattaforme, i pericoli dell’uso militare, la sorveglianza digitale, e soprattutto la necessità di una governance etica che rimetta la persona al centro. Non è solo teologia — è politica, filosofia, economia. È un tentativo di dotare la comunità internazionale di una bussola morale in un momento in cui la velocità dell’innovazione supera sistematicamente la capacità di elaborazione culturale e normativa.

Il percorso che porta a questo documento è lungo. La nota dottrinale Antiqua et Nova pubblicata a gennaio 2025 aveva affrontato il rapporto tra IA e intelligenza umana. Il Messaggio per le comunicazioni sociali del 2026 aveva indagato il legame tra IA e disinformazione. Il 3 maggio scorso Leone XIV ha istituito una Commissione Interdicasteriale sull’Intelligenza Artificiale affidata al cardinale Michael Czerny — uno dei relatori dell’evento odierno insieme al cardinale Víctor Manuel Fernández. E c’è un dettaglio che dice tutto sulla serietà di questo impegno: alla presentazione di oggi, voluto fortemente dal Papa, è presente anche Christopher Olah, cofondatore di Anthropic — la società americana che costruisce alcuni dei modelli di intelligenza artificiale più sofisticati al mondo. Il Vaticano non sta parlando della tecnologia da un pulpito lontano. Sta invitando al tavolo chi quella tecnologia la costruisce.

In questo quadro, un nome ricorre con una certa insistenza: quello di Padre Paolo Benanti, francescano del Terzo Ordine Regolare, teologo ed eticista, docente alla Pontificia Università Gregoriana. Consigliere del Vaticano sull’intelligenza artificiale ai tempi di Francesco, poi nominato dalla presidente del Consiglio Meloni alla presidenza della Commissione Algoritmi, e membro del Comitato ONU sull’intelligenza artificiale. In Italia è diventato, di fatto, il punto di riferimento istituzionale su questi temi — quella figura rara capace di muoversi con la stessa disinvoltura tra un’udienza vaticana e un panel al G7.

La prima volta che l’ho sentito parlare dal vivo non ero in Italia. Nei primi giorni di settembre 2024, a Seoul, nella cattedrale di Myeongdong, Padre Paolo Benanti fu invitato dalla Chiesa locale per inaugurare il “Viaggio della GMG verso la conoscenza”, un ciclo di incontri promosso in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù 2027. Davanti a circa ottocento giovani, il francescano romano parlò di intelligenza artificiale ed etica, con un intervento dedicato a “L’intelligenza artificiale e le sue implicazioni etiche”. Quella trasferta aveva anche un’altra dimensione, non strettamente religiosa: la Corea del Sud era in quel periodo un crocevia naturale per il dibattito internazionale sull’AI — pochi mesi prima aveva co-ospitato con il governo britannico l’AI Seoul Summit — e la presenza istituzionale italiana in quel contesto era tutt’altro che marginale, con l’Ambasciata d’Italia a Seoul attiva sul fronte della diplomazia tecnologica. Sentire Benanti parlare a Seoul, davanti a ragazzi coreani che lo ascoltavano in silenzio, mi aveva colpito più di tanti convegni romani. Perché lui non tratta l’intelligenza artificiale come un oggetto esterno da osservare con prudente distanza. La attraversa, la interroga dall’interno, con gli strumenti di una tradizione millenaria che non ha paura del nuovo ma vuole capirlo. È esattamente questo approccio — né fascinazione acritica né rifiuto — che sembra permeare anche l’enciclica di oggi.

Magnifica Humanitas non cambierà il codice di un modello linguistico. Ma può cambiare il contesto culturale e politico in cui quei modelli vengono sviluppati, regolati, adottati. La voce del Vaticano ha ancora un peso specifico enorme — soprattutto quando parla a oltre un miliardo di cattolici sparsi nei Paesi dove le leggi sull’IA si stanno scrivendo adesso. Leone XIV lo sa bene. Un matematico che diventa Papa non smette di ragionare per strutture e conseguenze. E la struttura di questo pontificato, dal nome scelto il giorno dell’elezione fino all’enciclica pubblicata oggi, ha una coerenza che è difficile non riconoscere.

La “Magnifica Umanità” del titolo è una scommessa. Che l’uomo, anche nell’era degli algoritmi, rimanga il soggetto della storia e non il suo oggetto. Adesso tocca a noi capire se vogliamo tenerla vinta.

Renato Reggiani
Renato Reggiani
Nato a Roma, sono un consulente, giornalista scientifico e ricercatore . Esperto di AI e appassionato di sostenibilità. Ho lavorato e studiato a Dubai, Tokyo e Seoul e Milano, e mi sono formato a Rotterdam con il programma Erasmus. Ho collaborato con vari media italiani e internazionali. La mia missione è cambiare il mondo, un articolo alla volta. __ Born in Rome, I am a scientific journalist, researcher, and consultant. Expert in AI and passionate about sustainability. I have worked and studied in Dubai, Tokyo, and Seoul, and trained in Rotterdam through the Erasmus program. I have collaborated with various Italian and international media. My mission is to change the world, one article at a time. __ 로마에서 태어난 저는 과학 저널리스트이자 연구자, 컨설턴트입니다. AI 전문가로 지속 가능성에 대한 열정을 가지고 있습니다. 두바이, 도쿄, 서울에서 일하고 공부했으며, 에라스무스 프로그램을 통해 로테르담에서 교육을 받았습니다. 다양한 이탈리아 및 국제 미디어와 협력했습니다. 저의 사명은 세상을 한 편의 기사로 바꾸는 것입니다. __ ローマ出身で、科学ジャーナリスト、研究者、そしてコンサルタントです。AIの専門家であり、持続可能性に情熱を注いでいます。ドバイ、東京、ソウルで仕事をし、学び、エラスムスプログラムを通じてロッテルダムで訓練を受けました。様々なイタリアおよび国際メディアとの共同作業を行っています。私の使命は、一つの記事で世界を変えることです。

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