Startup in Italia: costi alle stelle e investimenti a picco -63% nel 2023. La Decadenza del sistema Startup.

Nel cuore dell'Europa, l'Italia vede sbiadirsi le speranze di una nuova generazione di imprenditori. Il sistema delle startup italiane affonda tra incubatori che creano solo "meta lavoro" e sanguisuga della consulenza per startup.

Crollano gli investimenti in startup in Italia
Crollano gli investimenti in startup in Italia

 

Universinet.it – L ‘Italia è precipitata nelle ultime posizioni di tutte le maggiori classifiche internazionali relative alla attrattività per startup o sulla capacità di attrarre capitali per nuove imprese innovative, celebre per i suoi imprenditori dello scorso millennio, il neo imprenditore italiano o “startupper” ha dovuto fare i conti con una crescente complessità burocratica e normativa, che ha reso l’avvio di nuove imprese una sfida quasi insormontabile. Dietro questi cambiamenti, l’ombra delle lobby professionali e delle decisioni dei tribunali che spesso hanno aiutato a soffocare la nascita e lo sviluppo ( scale up) di nuove imprese.

Il Peso della Burocrazia e delle Lobby

Costituire una startup, in principio, dovrebbe rappresentare un’opportunità di crescita e innovazione. Tuttavia, in Italia, da quando è stata annullata la possibilità di costituirle online,  è divenuto sinonimo di una selva burocratica. Le recenti pressioni da parte delle lobby interessate a lucrare sugli aspiranti imprenditori, unitamente a diversi discutibili pareri interpretativi e legali ai massimi livelli, hanno aggiunto strati di complessità. Se un tempo l’ostacolo principale era la raccolta di capitali, oggi si tratta di navigare un mare di normative e adempiere a onerose obbligazioni legali.

Il Drammatico Calo degli Investimenti

L’effetto di queste crescenti barriere si riflette chiaramente nella discesa degli investimenti nel settore delle startup. Il primo trimestre del 2023 ha registrato un calo sconcertante dell’ammontare investito, che è sceso a 160 milioni, in contrazione del 63% rispetto ai 420 milioni dello stesso periodo del 2022. Non meno preoccupante è il calo del 47% nel numero di operazioni, sceso da 93 a 49 deal.

Questi dati non rappresentano solo numeri su un foglio, ma piuttosto il destino di innumerevoli idee, progetti e sogni che non vedranno mai la luce.

Gli Squali del Settore

In questo scenario, emerge un altro problema: la proliferazione di entità che cercano di sfruttare la disperazione dei giovani imprenditori. Società online e pseudo incubatori promettono supporto e assistenza per la costituzione e gestione, ma troppo spesso il loro vero obiettivo è lucrare sulla vendita di “servizi” e consulenze di dubbia utilità ai malcapitati startupper. Questi operatori, lungi dal fornire un reale sostegno, rappresentano un ulteriore ostacolo per chi cerca di navigare nell’arduo mondo delle startup italiane e spesso esaurisce le poche risorse di cui dispone in spese di costituzione.

In Conclusione: L’Italia è Davvero una Terra per Startup?

Di fronte a tali sfide, è legittimo chiedersi se l’Italia possa ancora considerarsi una terra fertile per le startup. L’innovazione e l’imprenditorialità sono valori intrinseci all’identità italiana, ma attualmente sembrano soffocati da una rete di complessità burocratica e da un sistema che, invece di supportare, ostacola.

È tempo che il Paese riconosca e affronti queste sfide, dando nuova vita e speranza a una generazione di imprenditori che potrebbero essere la chiave per un futuro prospero. Povera Italia… il cammino è tortuoso, ma la speranza non deve mai estinguersi. Cari startupper ricordate che quando vi chiederanno soldi per ospitarVi, il pollo da sfruttare siete diventati voi. I veri incubatori, ed in Italia ce ne sono, aiutano le startup a raccolgiere capitali, non lucrano sull’affitto delle sale riunioni o sulle spese di costituzione.

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