La Carbonara non è Americana e non si faceva con la gruviera Emmenthal! La Verità Nascosta Dietro gli attacchi alla Ricetta più Amata del mondo.

Gli americani rivendicano la paternità della ricetta della pasta alla carbonara, con ingredienti diversi da quelli odierni tra cui aglio e gruviera svizzera.

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ROMA – In un’epoca dominata dal sensazionalismo mediatico, una nuova teoria ha scosso il mondo della cucina: la pasta alla carbonara sarebbe una creazione statunitense, un’affermazione che ha fatto storcere il naso a molti appassionati di gastronomia. Subito un non troppo noto “accademico” dei fornelli ha rilanciato: “La Carbonara originale era con aglio e gruviera“. Ma è davvero così? Analizziamo la questione con un approccio che privilegia la tradizione e le radici culturali rispetto alle pretese di chi cerca facili titoli di giornale e like sui social.

Nel corso degli anni, diversi storici della cucina hanno tentato di applicare metodi di ricerca strettamente storici all’arte culinaria. Questo approccio, seppur valido in certi contesti, può portare a conclusioni fuorvianti quando si tratta della cucina italiana e di piatti nati e cresciuti nel cuore delle famiglie. La pasta alla carbonara, un emblema della cucina romana, è un esempio lampante. Chi la attacca parte da un assunto corretto per la ricerca universitaria o storica, quella della ricerca di prove scritte della esistenza di una “mitica” carbonara originale. 
Questo modo di procedere pseudoaccademico denota una sorta di complesso di inferiorità culturale degli aspiranti “professori di cucina”, rispetto ai loro colleghi delle università, di cui vogliono usare i metodi di ricerca.

Ecco il primo errore, la cucina, sopratutto quella italiana, è nata nelle famiglie e si è tramandata oralmente per secoli. E’ inutile cercare “prove scritte” delle ricette, quelle che si trovano sono solo tarde e senza nessuna garanzia di originalità. Fonfare poi la pretesa di una origine Americana della pasta alla Carbonara perchè trovata su un menu di un ristorante italiano degli anni cinquanta, al contrario è risibile.

Secondo questi “scienziati gastronomici” risulta che la prima ricetta documentata della carbonara risalga al 1952, pubblicata da due italiani in un menu a Chicago, e in una versione del 1954, su “La Cucina Italiana”, con ingredienti diversi da quelli odierni tra cui aglio e gruviera svizzera. Questi ritrovamenti hanno spinto alcuni a sostenere che la carbonara sia una invenzione americana o che abbia origini diverse da quelle romane. 

Questa prospettiva ignora un elemento fondamentale: la cucina è un’arte viva, tramandata oralmente e praticata nelle case più che nei ristoranti o nelle biblioteche. A Roma, la tradizione di cucinare la pasta con ingredienti come pecorino (il formaggio tipico del Lazio), guanciale e uova è secolare. L’affermazione che la carbonara sia un’invenzione americana non solo è un falso storico, ma è anche una distorsione della realtà, alimentata da una voglia di sensazionalismo che poco ha a che vedere con l’essenza della cucina.

La storia della cucina deve essere scritta con le storie delle famiglie e del popolo romano, custodi di un patrimonio culinario ricco e autentico. Affermare che la carbonara sia una creazione americana è non solo un errore, ma un tentativo di sradicare una ricetta dal suo contesto culturale e storico. La pasta alla carbonara è molto più di una semplice ricetta: è un simbolo di tradizione, di famiglia e di identità romana e laziale. Non lasciamoci ingannare da teorie sensazionalistiche: la verità è nel piatto di ogni casa romana, dove la carbonara continua a vivere nella sua forma più autentica e tradizionale.

 
 
 
 
Renato Reggiani
Renato Reggiani
Romano, 41 anni di attività di ricerca e giornalistica, giornalista scientifico ed esperto di comunicazione ecosostenibile. Ho fondato Biopic “Smart Urban farming e UniversiNet.it, ho il cuore diviso tra l’Italia e l’Oriente dove ha studiato e lavorato a Dubai, Tokyo e Seul, ha studiato a Rotterdam con il programma Erasmus per imprenditori. Inventore e designer ho depositato due brevetti industriali. Ho fondato l’Associazione Frontiere della Comunicazione per insegnare il cinese si bambini delle scuole elementari italiane. Fulminato sulla via di San Francisco dalla Maker Faire, ho collaborato e curato l’area agricoltura digitale. Ho collaborato con la facoltà di Scienze della Comunicazione di Roma e il Politecnico di Milano facoltà di Architettura a Piacenza. Premiato a Copenaghen per la Corporate Social Responsibility, non ho ancora visto la sirenetta. Cambiare il mondo si può, un orto alla volta.

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