I ragazzi che usano troppo il cellulare o ipad rischiano danni permanenti: ecco le prove

    Giovanni Biggio, Professore Emerito di Neuropsicofarmacologia, presenta i risultati delle ricerche svolte sull'abuso di cellulare da parte di ragazzi e adolescenti la sera e sui danni che può provocare al cervello.

    Universinet.it – “La deprivazione di sonno sta mettendo in una condizione di grande stress il cervello di moltissimi bambini e adolescenti”.  “È un fenomeno mondiale- continua il professore- è stato calcolato che dal 2007 al 2017 i giovani dagli 8 ai 18 anni sono passati dalle 7 alle 14 ore di connessione, soprattutto di notte, e questo è un aspetto profondamente negativo. Oggi i ragazzini non dormono e l’allarme è stato lanciato anche dai professori delle scuole secondarie, che ci hanno raccontato- conferma il medico- che dopo le prime due ore di lezione gran parte della classe è sonnolenta, non è attenta. Gli adolescenti di notte restano svegli nella loro camera da letto, concentrati a chattare con gli smartphone o rimangono collegati al Pc e all’iPad. Capita che si addormentino e poi un messaggino all’una di notte li sveglia interrompendo il loro sonno”.

    CERVELLO NON ANCORA ADULTO

    Il cervello umano diventa adulto tra i 25 e i 30 anni. “Se le persone dai 12 ai 20 anni non dormono la neurogenesi si rallenta: la melatonina, che regola il ritmo circadiano e ha un ruolo importante nella plasticità neuronale, viene secreta la notte- chiarisce Biggio- mentre il cortisolo, molecola che controlla le funzioni del cervello, si attiva la mattina. Se non si dorme la melatonina non viene secreta, il nostro cortisolo sale e il cervello ne risente. Molti adolescenti non dormono per giorni, magari ricevono anche delle minacce dalla Rete, come le fotografie usate a fini ricattatori, ed ecco che scoppia uno stress enorme per molti di loro. Da lì il passo drammatico di lanciarsi dalla finestra, il rifiuto di andare a scuola, di mangiare, di socializzare e si arriva poi alla psicopatologia”.
    Il medico punta il dito sugli stili di vita dei giovani: “Negli adolescenti la corteccia non è sviluppata- prosegue Biggio- se non dormono, perché ad esempio sono andati in discoteca e hanno assunto alcol o fumato qualche sostanza stupefacente, poi non sono in grado di dare al cervello quell’input inibitore che invece riesce a dare un adulto che ha un cervello completamente formato. Quest’ultimo se beve non si metterà alla guida, i giovani invece guidano e si suicidano poiché non sanno prendere le giuste decisioni”.
    Un esempio di come la mancanza di sonno faccia prendere cattive decisioni è dato dal comportamento dei giocatori d’azzardo professionisti: “Giocano almeno tra le 24 e le 30 ore di seguito- precisa il medico- poi vanno a dormire, altrimenti sballeranno le puntate se non riposano per almeno 3/4 ore dopo tante ore di gioco”.
    La deprivazione di sonno avviene anche nei più piccoli: “Vediamo sempre più bambini giocare con l’iPad tra le mani già all’età di due anni. Strumenti eccitatori che li tengono svegli, causando stress in un cervello in via di sviluppo- rimarca lo studioso- ciò porta all’insorgenza del trauma a livello emotivo, emozionale ed affettivo”.
    Possono causare stress traumatico pure le situazioni familiari complesse: “Oggi le famiglie si lasciano alle 7-8 di mattina e si ritrovano dopo 12 ore. Se interroghiamo gli adolescenti- prosegue Biggio- la cena sarà veloce nel 40% dei casi, non c’è tempo per parlare in quanto il papà deve lavorare al Pc. Non c’è disponibilità da parte dei genitori. Così gli adolescenti mangiano qualcosa, riprendono l’iPad tra le mani e vanno in camera. Se poi i genitori sono in conflitto, prenderanno l’iPad con loro e andranno in camera a piangere, perché non riescono ad avere un contatto con la mamma e il papà. Da lì il trauma. Basti pensare che nel Regno Unito una ricerca ha evidenziato come i disagi familiari (causati da patologie, dipendenze, morti o disaccordi familiari) costituiscano la causa maggiore di vulnerabilità alle insorgenze di psicosi nella prole in età giovane-adulta. Lo stesso accade alle vittime dei cyberbulli, che sviluppano un trauma considerato più grave di quello determinato dall’abuso sessuale”.
    La connessione alla rete e l’uso dei vari device telematici stanno, insomma, cambiando il cervello umano. “L’epigenetica ci dice che l’impatto ambientale modifica in positivo o in negativo la funzione dei nostri geni in tempo reale. Questi 20 anni di navigazione nella rete, attraverso i suoi strumenti, hanno cambiato a livello epigenetico il funzionamento dei nostri geni. Sono più rapidi”, chiosa il medico. La disponibilità della risonanza magnetica, morfologica e funzionale sul cervello umano e dei super microscopi su quello animale permettono di vedere come il cervello si modifica non solo funzionalmente, ma anche morfologicamente in funzione dell’ambiente in cui si vive, sia esso ottimale che estremamente negativo. “Le immagini mostrano, ad esempio, che il volume dell’ippocampo umano – l’area del cervello importante per i processi cognitivi, in particolare per la memoria – si riduce, così come la corteccia diventa più sottile, in una persona sottoposta a uno stress continuo. L’azione prolungata dello stress la porterà, infatti, a sviluppare una patologia psichiatrica, perché i neuroni contenuti in quest’area cominceranno a diventare meno trofici a causa dell’azione eccessiva del glutammato (neurotrasmettitore eccitatore positivo fino a un certo range, poi negativo e tossico) innescato dal cortisolo. Se il neurone del processo cognitivo, che a livello della corteccia frontale permette di prendere le decisioni, perde la capacità di funzionare in modo adeguato allora prenderemo decisioni sballate. Se funzionerà male il neurone dell’ippocampo, importante per la memoria, non ricorderemo dove abbiamo messo le chiavi o cose più importanti; se, infine, il mal funzionamento riguarderà il neurone dell’amigdala, questa si attiverà anche quando non c’è pericolo. Ecco la base dello stress”. Fortunatamente, conclude Biggio, “il sistema informatico non produce danni se usato con moderazione durante il giorno; la sera non dovrebbe essere utilizzato dopo cena, sia dai giovani che dagli adulti”.

    Ne parlerà Giovanni Biggio, Professore Emerito di Neuropsicofarmacologia presso l’Università di Cagliari (Unica), il 28 ottobre a Roma al convegno ‘Narrazione, trauma e salute: dall’individuo alla società’, illustrando quali sono ‘Le nuove forme dello stress tra epigenetica e psicopatologia’. L’evento si svolgerà nella Sala Congressi via Rieti dalle 8.30 alle 19.