istituzioni di economia: un esame fondamentale

Quest'esame è molto importante per gli studenti di economia e commercio: ne parliamo con il Prof. Tosato che ci informa sulle caratteristiche della materia.



Professore, ci può dare qualche informazione sul corso di Istituzioni di Economia?

Vorrei cominciare con il dire che il corso di Istituzioni di economia può essere svolto in modi diversi, che si caratterizzano per la scelta di accentuare un aspetto della materia piuttosto che un altro. Un primo approccioè di tipo “descrittivo”; tende a sottolineare gli aspetti riguardanti le istituzioni del sistema economico, le dimensioni dell’economia e i principali rapporti di composizione tra le grandezze economiche; è, di conseguenza, portato a dedicare minore attenzione agli aspetti analitici della costruzione teorica. Un secondo approccio potrebbe essere definito di “storia del pensiero economico”; in questo caso l’obiettivo principale è di dare allo studente, che affronta per la prima volta i problemi dell’economia, un quadro delle idee sviluppate dagli economisti nel corso di oltre duecento anni di elaborazione teorica e di fornire un confronto critico delle diverse spiegazioni dei fenomeni economici. Un terzo approccio, infine, fissa l’attenzione sugli aspetti “analitici” e si propone fondamentalmente di fornire un metodo di ragionamento; momento essenziale di questo approccio è la deduzione sistematica dalle ipotesi di base delle conseguenze che ne derivano per i comportamenti degli agenti economici e le interrelazioni fra di essi sui mercati; altrettanto essenziale è la verifica della capacità esplicativa delle assunzioni di base e il loro continuo affinamento per renderle più adenti al sistema economico di cui si intende spiegare il funzionamento. Quest’ultimo è l’approccio di fondo adottato, direi, in tutti i corsi di Istituzioni di economia della nostra Facoltà ed è anche l’approccio che, in modo abbastanza rigoroso, seguo nel corso che insegno.

Come si articola il suo corso?
Il corso si articola in due parti. La prima è dedicata alla presentazione delle nozioni fondamentali di microeconomia: teoria del comportamento del consumatore, teoria delle decisioni di impresa, teoria dei mercati, equilibrio economico generale, efficienza allocativa ed economia di mercato. La seconda parte esamina i principali temi della macroeconomia con lo sviluppo di due filoni di pensiero, che per certi aspetti si integrano e per altri aspetti si contrappongono: la macroeconomia di lungo periodo, che si fonda sull’ipotesi di prezzi flessibili e mercati in equilibrio, e la macroeconomia di breve periodo, che assume invece prezzi vischiosi e mercati in cui si verificano transazioni fuori dall’equilibrio. Le lezioni sono affiancate da esercitazioni, durante le quali vengono svolti esercizi precedentemente assegnati di applicazione delle nozioni teoriche ed esaminati approfondimenti di specifici argomenti che sono in qualche misura marginali rispetto al filone principale.

Pensa che sia indispensabile la frequenza?
Io credo che la prima preoccupazione di un docente sia quella di scegliere dei buoni libri di testo, rigorosi e al tempo stesso chiari, coerenti con l’impostazione del corso che il docente intende svolgere. Sono convinto che tanto il Varian, per la microeconomia, quanto il Mankiw, per la macroeconomia, rispondano a questi requisiti. Compito della lezione è quindi di rendere più agevole la comprensione degli argomenti presentati nei testi di riferimento, soffermandosi sulle parti più complesse, chiarendone gli aspetti analitici sui quali gli studenti possono incontrare delle difficoltà, sottolineando le connessioni tra le diverse questioni che vengono via via esaminate. Naturalmente, nella lezione il docente cerca anche di arricchire la presentazione della materia con spunti forniti dall’attualità dei fatti e del dibattito economico e con riferimenti a sviluppi teorici, sia critici che costruttivi, che verranno ampiamente ripresi nei successivi corsi di economia. Quindi penso che la frequenza sia utile, anche molto utile, ma non escludo che uno studente seguendo il testo e svolgendo gli esercizi possa comunque prepararsi in modo adeguato anche da solo.

Come mai, secondo lei, questa materia risulta così ostica agli studenti?
Le difficoltà sono sicuramente molte, in particolare di due tipi. La prima è riconducibile all’ampiezza del programma; con il nuovo statuto della Facoltà, che ha reso obbligatorio per tutti gli iscritti anche il corso di Economia politica (familiarmente chiamato Economia 2), sarà possibile una migliore distribuzione della materia nei due anni; ho avviato con i colleghi una riflessione in questo senso e ho intanto escluso dal programma di Istituzioni di economia alcuni capitoli, che svolgerò nel secondo anno. La vastità del programma impone indubbiamente uno sforzo notevole di apprendimento. La seconda difficoltà, che desidero sottolineare, discende dalla novità per molti, rispetto ai precedenti studi, della disciplina e del metodo di ragionamento proprio degli economisti. Questo è in molti casi lo scoglio maggiore. Un forte impegno nello svolgimento degli esercizi può contribuire a superarlo; gli esercizi richiedono infatti di applicare le nozioni teoriche ed offrono quindi un immediato banco di prova del grado di comprensione raggiunto.

Attenzione: con la riforma universitaria il programma d'esame potrebbe essere cambiato; consultatelo in facoltà prima di sostenere l'esame






[Torna alla homepage di ECONOMIA E MANAGEMENT]